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Storie e articoli

mercoledì 27 settembre 2017

Il sogno del bambino che voleva giocare con il legno


Di Martina Valentini, GreenPress EnvironMedia

Aveva da poco compiuto dieci anni Silvano Caveglia, quando capì che lavorare il legno sarebbe stato il suo futuro una volta diventato grande. Per lui, cresciuto con un padre impegnato in tutt'altro settore (era autista di tir), è stato quasi un colpo di fulmine: durante le scuole medie aveva compreso il proprio bisogno di entrare a contatto con quella materia viva, versatile, profumata, che richiedeva passione e dedizione. Non che il legno fosse per lui un elemento del tutto oscuro: la sua famiglia era già da tempo proprietaria di diverse porzioni di bosco, nelle campagne e montagne attorno a Ceres, a una cinquantina di chilometri da Torino. Ma quegli alberi venivano utilizzati unicamente per essere trasformati in legna da ardere.

Per inseguire il suo piccolo sogno, Silvano decide di iscriversi, dopo le scuole medie, all'istituto tecnico San Carlo di Torino: praticamente una leggenda per il Piemonte. Lì, fin dal 1848, quando la regione era cuore pulsante del Regno di Sardegna e l'Italia come Stato unitario non esisteva ancora, si sono formate schiere di falegnami. Un'eccellenza per quel tipo di studi. Che valse a Silvano, appena quindicenne, la proposta di assunzione in un'azienda, dove lavorò finché non seguì la strada che aveva in mente: voleva lavorare il legno in proprio, seguendo le sue passioni. Ci riuscì sei anni dopo quando nel 2000, aprì la sua attività di falegnameria. Quasi un enfant prodige, tanto che – racconta - “puntualmente i nuovi clienti, vedendomi, mi scambiavano per il garzone e chiedevano di parlare col titolare dell'azienda...”.

Nel suo magazzino di Chiamorio, la concretizzazione delle sue aspirazioni di bambino: “Ho fatto una scelta controcorrente – ammette Silvano – anche rispetto agli altri che lavorano legno qui in zona. Non mi è mai interessato fare serramenti o prodotti standardizzati. Mi hanno sempre attirato le cose da personalizzare e realizzare su misura. Mobili, scale e tutto ciò che possa rappresentare oltre che una appassionante sfida tecnica, anche un elemento artistico”. A metà tra ingegneria e genio. Ed è in questo ambito che si inserisce la scelta di Silvano di farsi accompagnare nella propria attività da una macchina Wood-Mizer: una segatronchi LT15. “L'avevo adocchiata nel 2004 durante la Fiera del legno Forlener a Biella: al primo colpo d'occhio mi era sembrata quasi una bicicletta, tanto era esile ed essenziale ma ho capito rapidamente che avrebbe potuto avere delle potenzialità molto utili per il tipo di lavori che già avevo iniziato a realizzare”.

Dal primo incontro all'acquisto vero e proprio sono passati un paio d'anni (“Prima volevo smaltire debiti e mutui pregressi per non avere troppe voci di spesa in sospeso”). Ma l'ingresso nella sua azienda per Silvano ha rappresentato un altro gradino nella crescita. “Il nuovo macchinario – osserva – ha un prezzo contenuto e un ottimo rapporto con la qualità. In breve, mi ha permesso di costruire direttamente in magazzino, dove posso lavorare direttamente con la stessa LT15. Ho potuto segare grosse quantità di tronchi con un bassissimo costo di esercizio della macchina. In poco tempo ho ripagato l'investimento fatto e ne ho tratto subito profitto”. L'ennesimo tassello verso la realizzazione completa del suo progetto: iniziare ad usare il legno dei boschi di famiglia anziché quello importato dal resto d'Italia e dall'estero: “un po' per scommessa e un po' perché provavo dispiacere a dover trasformare in mera legna da ardere i tronchi più belli, ho iniziato a utilizzarli per i miei prodotti”.

L'idea di partenza è completa: una propria azienda, con una identità precisa che la distinguesse dalle altre realtà locali e basata sull'uso di legno di proprietà. Castagno, frassino, tiglio, faggio. Il vero chilometro zero (gli appezzamenti più vicini distano meno di mille metri dalla fabbrica). Di ciascun albero cresciuto nei boschi di casa, Silvano ha imparato a conoscere tutte le peculiarità: dalle colorazioni uniformi di un legno di media durezza come il tiglio (“in grado di sostituire egregiamente il tulipier statunitense, ma a minor costo e a più basso impatto ambientale visto che lo troviamo nei boschi delle nostre regioni”), alle venature fiammanti del frassino, ideali per mobili sia classici sia rustici ma anche per gli arredamenti più moderni che richiedono effetti decapati o laccature a poro aperto.

In poco tempo, anche grazie alla LT15, il cerchio produttivo si chiude: ogni anno, Silvano Caveglia taglia il quantitativo di legno che prevede gli possa servire per la stagione successiva e lo immagazzina destinandolo alla stagionatura che avviene ancora in modo naturale: in questo modo, dopo i primi 4-5 anni – ci racconta – ho man mano dismesso l'uso di legno importato e ormai più del 90% del materiale usato viene dalle terre vicino casa mia”. Una scelta romantica ma anche di grande impatto economico (“utilizzando il mio legno riesco a tagliare i costi di quasi il 40%”) e ambientale: gli alberi crescono vicino all'azienda e per ciascuno di essi Silvano può garantire la completa tracciabilità. Un sistema che infatti gli ha permesso, negli anni scorsi, di ottenere anche la certificazione PEFC per la gestione forestale sostenibile. Un tassello in più a dimostrazione della qualità e della ridotta impronta ecologica delle sue produzioni.

Tanti piccoli passi che hanno rafforzato il progetto di Silvano di unire tecnica e arte. Fino a tentare prove apparentemente “estreme” quando si lavora il legno. Come quella di realizzare un lavandino per il bagno. Sembra una follia, viste le peculiarità del materiale. Ma l'esperimento, nato su richiesta di un suo amico che stava ristrutturando la propria abitazione, è pienamente riuscito: dopo due anni e mezzo di utilizzo quotidiano è perfetto come il primo giorno. Merito della scelta, coerente con l'idea di un'azienda amica dell'ambiente, di saturare il legno di oli naturali.

La ciliegina sulla torta è arrivata nell'autunno scorso quando, grazie a questo progetto nato un po' per gioco, Silvano ha vinto il primo concorso pensato dalla Wood-Mizer Europa per i progetti dei propri clienti: “sono stati nove quelli vincenti, provenienti da sette Paesi” spiega Jacob Mooney, PR specialist di Wood-Mizer Industries. “Esempi brillanti della creatività e la progettualità dei falegnami e della loro arte di lavorazione del legno, che viene resa più facile grazie all'impiego delle nostre macchine”.

Una soddisfazione in più, che può condividere con la famiglia che nel frattempo è riuscito a mettere in piedi: i suoi quattro figli, che oggi hanno tra 8 e 3 anni, già condividono con il loro papà la passione per il legno, possono giocare con gli scarti di lavorazione e, grazie all'innata fantasia dei più piccoli, lanciare idee per realizzare prodotti innovativi. Nella speranza, sempre più concreta, di essere riuscito a porre le basi per lasciare a loro in futuro un'azienda di qualità.

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Jacob Mooney

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